giovedì 19 novembre 2015

[Rcensione] Ogni mattina a Jenin - Susan Abulhawa

Buongiorno ragazze! Oggi vorrei inaugurare un nuovo tipo di post, uscendo un po' dalla solita routine di cosmetici. Se c'è una cosa che amo fare fin da bambina è leggere. Da che ho memoria ho sempre divorato libri,prima da ragazzi,poi sono passata ai fantasy (che restano una mia passione),fino ad approdare in età più adulta ai romanzi,con un occhio di riguardo per quelli a sfondo storico. Purtroppo con l'approdo all'università il mio tempo da dedicare a questa attività si è un po' ridotto,anche perchè dopo una giornata intera a leggere di linguistica,fidatevi che l'ultima cosa che desidero fare prima di andare a letto è leggere ancora. In questo periodo della mia vita mi dedico alla lettura soprattutto durante l'estate e ultimamente anche per un po' prima di andare a nanna (attualmente sto leggendo "I Pilastri della Terra di Ken Follett..non vi dico quanto ci sto' mettendo!).
Come prima recensione avevo pensato di iniziare con qualcosa di leggero,un romanzo molto carino che avevo letto questa estate,perfetto per rilassarsi. Poi però i tragici eventi di Parigi mi hanno riportato alla mente un libro che ho letteralmente divorato l'estate scorsa,ovvero questo: "Ogni mattina a Jenin" di Susan Abulhawa. Questa è una lettura tutt'altro che leggera,ve lo anticipo. Vi basti pensare che tratta della decennale guerra israelo-palestinese e anche se avrei preferito iniziare con qualcosa di più semplice,ho deciso un po' di osare e di dare il benvenuto a questa nuova rubrica con un libro che fa decisamente riflettere e che ci fa capire che spesso le guerre che si susseguono in Medio Oriente non sono affatto in bianco e nero come vorrebbero farci credere,ma che nascondono una realtà molto complicata,in cui la linea fra buoni e cattivi spesso scompare e a noi non resta che cercare di capire meglio cosa succede in quelle terre così martoriate.



"Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore.
La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, come rifugiati, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all'amore."

L'autrice
Susan Abulhawa è nata da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei giorni e ha vissuto i suoi primi anni in un orfanotrofio di Gerusalemme. Adolescente, si è trasferita negli Stati Uniti, dove si è laureata in Scienze biomediche e ha avuto una brillante carriera nell’ambito della medicina. Autrice di numerosi saggi sulla Palestina, per cui è stata insignita nel 2003 del premio Edna Andrade, ha fondato l’associazione Playgrounds for Palestine, che si occupa dei bambini dei Territori occupati. I suoi articoli sono apparsi su numerose testate, tra le quali “The Huffington Post”, il “Chicago Tribune” e “The Christian Science Monitor”. Feltrinelli ha pubblicato Ogni mattina a Jenin (2011), il suo primo romanzo, e Nel blu tra il cielo e il mare (2015).

Parere
Come vi dicevo ho letteralmente bevuto questo libro,edito in Italia da Feltrinelli. Già leggendo la trama avrete probabilmente capito che la drammaticità è uno degli ingredienti principali di questa storia e in effetti cen' è molta in queste pagine. Potete d'altra parte ben immaginare cosa significhi nascere e crescere in un campo profughi per una bambina,come fa la piccola Amal,con la guerra dietro l'angolo e la morte presente quasi quotidianamente. Questo romanzo però ci ricorda anche come i bambini riescano a vivere e a divertirsi,a trovare la gioia e a sognare anche in un luogo lugubre come questo e la drammaticità delle vicende che colpiscono la protagonista e i suoi famigliari è ben dosata dalla felicità che pian piano entra nella sua vita,come la scoperta dell' amore e la creazione di una famiglia propria. 
La storia è narrata in prima persona e ci racconta uno spezzone di storia di quelle terre,di come tutto  è iniziato e di come purtroppo tutt'oggi continua. Ci mostra questa dura guerra,fatta di tregue e di attentati,dagli occhi dei palestinesi,un punto di vista che forse ogni tanto perdiamo e che sicuramente non è quello più raccontato dai media,ma non solo,fa molto di più. Ci porta lì,in Palestina e ci mostra le usanze,il modo di vivere,i nomignoli che usa quotidianamente questo popolo. Mi è piaciuto il fatto che la scrittrice abbia lasciato i termini arabi (ovviamente tradotti con i nostro alfabeto) per indicare alcune parole,come "mamma","nonno","zio",ecc...o alcuni modi di dire. Apprezzo sempre molto questi piccoli dettagli,perchè mi aiutano a calarmi ancora di più in quella cultura,oltre ad insegnarmi parole straniere nuove,per di più di una lingua cosi lontana dalla nostra come l'arabo.
Altro punto decisamente interessante è il fatto di poter osservare le varie situazioni che si creano da entrambi i punti di vista,sia da quello palestinese che da quello israeliano (anche se in minor misura). D'altra parte è sempre bene sentire entrambe le campane no? solo che spesso non ne abbiamo la possibilità.

La scrittura in prima persona aiuta ancora di più a calarsi nei panni della protagonista e la scrittrice è molto brava a trasmetterci le sue emozioni,positive o negative che siano. In alcuni capitoli invece si passa alla narrazione in terza persona,un po' come se passassimo dal vivere quegli avvenienti all'osservarli dall'esterno,in modo forse un po' più freddo. Questa scelta stilistica,curiosa a mio parere,magari può un po' confondere il lettore,soprattutto all'inizio,perchè fa perdere la continuità del libro,ma una volta abituatisi a questi passaggi di punti di vista la narrazione non ne risente più di tanto e  il fastidio svanisce.
In generale comunque la fluidità del testo è buona,il linguaggio semplice e ricco di spiegazioni quando ci presenta una tradizione o dei modi di fare arabi che non ritroviamo nel nostro mondo occidentale. La storia è avvincente e narrata molto bene,non per niente io ho letteralmente divorato questo libro,dedicando alla sua lettura ogni mio momento libero. Ci si finisce con l'affezionarsi ad Amal,alla sua continua ricerca della felicità che in qualche modo è anche fuga dalla guerra,ma ci si affeziona anche alla sua famiglia e alle tante storie del campo profughi,domandandoci cosa ne è di loro nell'arco degli anni.
Tirando le somme non posso che promuovere questo libro e consigliarvelo nel caso vi piacesse il genere o se avete voglia di capire un po' di più quella realtà,nonostante sia giusto ricordare che si tratta pur sempre di un romanzo,non di un saggio,quindi alcuni elementi possono non essere del tutto fedeli alla realtà.
Questo è sicuramente un libro che fa riflettere e non ve lo consiglio se avete un cuore debole o se siete facile alle lacrime,perchè alcuni passaggi sono veramente toccanti.
Non è forse una lettura adatta ad un pomeriggio al mare o alla sera prima di andare a letto,ma siamo in inverno e abbiamo tempo per oziare sotto le coperte,magari in un piovoso pomeriggio domenicale.

Fatemi sapere cosa ve ne pare di parlare anche di libri ogni tanto e state tranquille,non leggo solo cose serie e drammatiche. Non mancheranno anche recensioni di letture più leggere.

Qua'è il vostro genere preferito? amate leggere o preferite guardarvi magari un bel film?
un bacio,